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La Moglie Di Paddy Corcoran
Gli Gnomi
Un calzolaio, senza sua colpa, era diventato così povero che non gli restava altro se non un pezzo di cuoio per fabbricare un paio di scarpe. Le tagliò di sera per farle il giorno dopo; e siccome aveva la coscienza pulita, andò tranquillamente a letto, si raccomandò a Dio e si addormentò. Al mattino, dopo aver detto le sue preghiere, volle mettersi al lavoro; ed ecco che le scarpe erano sulla tavola bell'e pronte! Egli non seppe che dire dalla meraviglia e, quando si avvicinò per osservarle, vide che erano fatte magistralmente: non c'era un punto sbagliato, un vero capolavoro! E quello stesso giorno venne pure un compratore, al quale le scarpe piacquero tanto che le pagò più del dovuto; così con quella somma il calzolaio potè acquistare cuoio per due paia di scarpe.
La nascita degli Elfi
Un giorno il buon Dio, travestito da viandante, bussò alla porta di una piccola casa e chiese ospitalità. Venne accolto da una famiglia numerosa ma così povera da non avere di che vestire i figli. Padre e madre si vergognavano di ciò e presentarono allo straniero solo la metà dei loro bambini. Dio li trovò amabili e chiese alla madre se ne avesse altri oltre a quelli. La donna rispose di no. Naturalmente il buon Dio sapeva benissimo che aveva altri figli e domandò ancora: "Mia buona donna, mi hai davvero presentato tutti i tuoi figli?"
Fiaba d'Autunno
Tanto tempo fa, sulla terra non vi erano troppe differenze tra le piante, se non quelle relative al tempo. Le piante che erano nate prima, e quindi più adulte, chiacchieravano tra di loro, e le nuove si guardavano intorno incuriosite. La Novità, una particolare fata delle piante, già da tempo girava irrequieta tra la flora, senza riuscire a capire il perché di quel nervosismo. La fata percepiva che stavano cambiando le cose, e non sarebbe stata proprio lei a tirarsi indietro di fronte a quel cambiamento. Nei giorni seguenti, la forza del vento aumentò gradualmente, sempre di più.
Erin e il Folletto
Era una fredda notte d'inverno. Il vento scuoteva un po' le tende, quanto bastava per vedere... Erin se ne stava al calduccio, sotto le coperte, abbracciata al suo inseparabile orsacchiotto. Qualcuno guardava da là fuori, forse appeso alla finestra... Erin si sentiva osservata, nell'oscurità della sua stanza; percepiva piccoli passi avvicinarsi furtivamente al suo letto. Erin tremava...adesso il fievole calpestio era cessato...sentiva solo il battito impazzito del suo cuoricino rimbombare nel silenzio cupo della stanza....poi ancora quell'angosciante sensazione di essere osservata nell'oscurità, stavolta da più vicino.
La rosa e il folletto
"E’ meraviglioso potersi stiracchiare ai raggi di questo sole d’estate!"continuava a ripetersi Rosa, mentre apriva i propri petali alla luce del giorno. Mentre era tutta assorta nei suoi pensieri, non si accorse del peso che gravava sulle prime foglie del suo gambo...qualcosa si stava arrampicando, evitando accuratamente le spine... non riusciva a vedere... iniziò a preoccuparsi... e poi vide una piccola ombra! "Ehi! Ma dove credi di andare?… Fermo, chi sei?". Il "peso" che si arrampicava era un buffo folletto che, con un ampio sorriso stampato sul viso, si sedette comodamente sulle foglie, alla base della corolla.
I due alberi
In cima ad una collina vennero un giorno piantati due alberi d'ulivo. Ma mentre uno aveva trovato un buon terreno e aveva potuto cosi attecchire bene, crescendo forte e robusto, l'altro ebbe la sventura di incontrare una terra asciutta, senza alcun condimento e crebbe perciò stentato e debole. L'ulivo più robusto sentiva tanta tenerezza per il fratellino più debole: ne ascoltava i sospiri, cercava di fargli coraggio quando il vento, soffiando vorticoso, strapazzava i suoi poveri rami.
Gnomo Burlone
Nel bosco degli gnomi c’era una piccola casa assai particolare: tutto li' era storto, le pareti, il tetto, i mobili. Era circondata da grandi alberi dal tronco storto e da bellissimi fiori,storti anch'essi; persino la strada che conduceva alla casa era tutta una curva. La casa apparteneva a Gnomo Burlone e non era sempre stata cosi', anzi, un tempo era la piu'dritta di tutte ,fino a quando Gnomo Burlone ne combinò una delle sue! In un bellissimo giorno di primavera, passò da quelle parti un vecchio pastore che conduceva il suo gregge verso i pascoli erbosi, oltre il bosco degli gnomi.
Lo Gnomo e il Taglialegna
Un altro Natale si avvicinava. Un povero taglialegna aveva deciso di regalare un bell'abete al suo bimbo, come albero di Natale. Cosi'una notte, mentre il figlio dormiva, si addentrò in un bosco pieno di alberi di ogni tipo. Mentre picchiava sodo sulla dura corteccia di un grosso pino, la scure gli scivolò via dalle mani infreddolite e cadde nel fiume vicino. Non sapendo nuotare e temendo di aver perduto la sua unica fonte di guadagno, si mise a piangere, seduto sulla sponda.
Il Vecchio e il Bambino
Si avvicinava di nuovo il Natale. Un vecchio gnomo stava seduto sulla solita vecchia sedia, davanti alla solita vecchia piazza di un vecchio villaggio, nel bosco. Uno gnomo bambino si avvicina chiedendo:"Vecchio, quanti Natali hai visto?"
"Ho visto tanti Natali", rispose il vecchio, senza neanche guardare il piccolo.
"E quante cose hai fatto?", riprese il piccolo gnomo.
La Verità e la Favola
La Verità, dicono, se ne va nuda e abita in fondo a un pozzo. Un giorno, forse annoiata di quella sua profonda solitudine, uscì dal pozzo e si avviò tra la gente. Sùbito i primi che la videro se la diedero a gambe. La Verità provò a bussare a qualche casa : le sbatterono la porta in faccia! Nessuno voleva accoglierla. La Verità, umiliata e intirizzita, prese una strada di campagna. Ed ecco venirle incontro una bella signora tutta vestita di trine e di sete, impiumata come uno struzzo, ricoperta di gioielli, falsi i più, ma sfavillanti: era la Favola.
La ballata di Tommaso il rimatore
Il buon Tommaso giaceva sulla riva e scorse una dama che, svelta e fiera, veniva cavalcando sul prato erboso. La sua gonna era di seta verde erba, il suo mantello di fine velluto; a ogni ricciolo della criniera del cavallo pendevano 59 campanelli d'argento. Il buon Tommaso si tolse il cappello e si piegò sulle ginocchia: «Salute a te, che devi essere Regina del Cielo! Che simile a te in terra mai ho visto nessuno!». «Oh no, no, mio buon Tommaso», disse lei. «Quel nome non mi spetta; io sono solo la regina della bella Elfilandia, e sono qui venuta a farti visita. Ma adesso devi venire con me, Tommaso, mio buon Tommaso, con me devi venire perché devi servirmi sette anni, nel bene e nel male, come fortuna vuole».
Caccia all'ultimo Unicorno
"Guarda, guarda bene intorno! Orsù, cerca l'unicorno! Sù, avanza... piano,arretra! E' il momento per un azzardo... prendi la tua faretra, tira fuori quel dardo!", strillava il signore al suo servo. "Shhh, eccolo muoversi, ammira che bel corno! Sembra quasi un cimiero d'elmo, dietro quell'olmo!". Davanti a loro s'ergeva fiero un bellissimo unicorno, con gli occhi blu e il manto candido, gli zoccoli biforcuti e un corno dalle spire madreperlate che spuntava in mezzo alla fronte. Poi, all'improvviso, uno scatto sordo...vola un dardo, conficcandosi nel ramo d'un faggio.
Il canto del Bardo
Un solitario bardo che vagabonda attraverso le terre son io! Canto, danzo, trovo risposte a ogni perchè. Le taverne sono piene ed una incrocia la mia strada. Decido di fermarmi per una birra o due; nel solaio donne offrono la loro merce... I miei occhi colgono una ragazza maltrattata da tutti: una schiava è lei, ma per me una rosa incompiuta! Chiedo se posso cantare una canzone, con un linguaggio antico e di tradizione. Raduno le persone attorno a me. Con le mani comincio a sfiorare la diletta arpa, intonando questa triste aria: "Ascoltatemi cantare, ascoltate la voce del Bardo!
La leggenda dell'ortica
Era un bel giorno d'estate. Milly e Sally stavano riposando al sole. Milly, una bimba di sei anni, si allungo' pigramente sull'erba. "Mi stavo domandando...perche' le ortiche pungono?" disse alla sorella più grande di due anni, che non seppe trovare nessuna risposta. "Andiamo a chiederlo a papà", disse Sally. Il loro papà stava seminando le patate in mezzo al campo. "Ciao, piccole - disse - cosa state facendo?". "Niente di speciale - disse Sally - vorremmo sapere perche' le ortiche pungono". "Beh,non lo so per certo, - disse il papa' - ma una volta mi hanno raccontato una bella storia. Volete sentirla?", chiese. Le due bimbe si guardarono negli occhi e dissero di si' con entusiasmo.
Angelica e il Folletto
Non sapete ma vi dico che in un posto che io so, una bianca dama aspettava il principe che la lasciò. La fanciulla di cui parlo si chiamava Angelica e stava sotto un albero, quando un suono di bombarda, come voce, le parlò: "il mio nome è Martinetto, per servirvi, tràllallà!Siete triste? Vi ci vuole un folletto: eccomi qua!". Dal salice usci' una creatura magica, fra le lacrime d'Angelica."Non piangete principessa, siate impavida!", riprese il folletto, e danzando suonava una magica melodia. La musica fini'e cosi' il folletto le parlò: "Lo so', il vostro amato principe vi abbandonò... Ma non disperate e queste mie parole tosto ascoltate...
Il flauto del piccolo Flannigan
Tanto tempo fa, presso la città irlandese di Tipperary, vivevano Mick e Judy Flannigan, con i loro quattro figli. Questi erano tutti belli e aggraziati ed assomigliavano ai genitori, tranne il terzogenito, che era brutto e goffo. Tutti credevano che il bambino non fosse normale e che i folletti l'avessero sostituito nella culla, ma i genitori ovviamente lo amavano lo stesso. Un giorno entrò in casa Flannigan il suonatore di flauto del paese, che pur essendo cieco era veramente bravo. Quando il bambino sentì quel dolce suono, iniziò a sorridere e scalciare, finché il musicista non gli prestò il suo strumento. E così tutti assistettero al miracolo: il piccolo suonava meravigliosamente!
Il Pescatore e la Sirenetta
Un pescatore era andato a pescare sul lago con la sua rete a strascico in una notte di luna piena. Sentì la sua rete divenire pesante e riuscì a tirarla su solo con difficoltà. Quando la luna sbucò dalle nuvole vide che aveva catturato una sirenetta! A guardarla sembrava una creatura gentile e di meravigliosa bellezza. Aveva udito dai vecchi del villaggio che queste sirenette di lago venivano su dalle loro fresche case sottomarine una volta ogni cento anni, per ammirare la luna e per crescere.
La musica delle stelle
"Nonna, nonnina...guarda quante stelline in cielo!""Dormi piccolina, dormi...e ascolta la musica delle stelle. Tutti i bambini sentono la musica delle stelle, perché prima di nascere erano delle stelline anche loro, ed ogni notte le loro compagne rimaste in cielo li chiamano, e cantano in coro per ricordare a tutti i bambini com' è bello il cielo, e come sono contente. Ascoltale a lungo, e dormi felice, perché così anche da grande le sentirai sempre, sentirai le loro voci dolci e tranquille ogni notte, quando sarai felice, e ti aiuteranno ad esserlo sempre.
Lo Strano Fiore
In un tempo lontano, in una bella distesa di grano, nacque un nuovo fiore. Era diverso da tutti gli altri, e le spighe, con il loro dolce ondeggiare, cullate dal vento, lo guardavano con diffidenza."Un estraneo tra noi", dicevano, "che sciagura, rovinerà lo splendido panorama che solo noi riusciamo a creare!". A volte lo prendevano in giro, la spiga Gina diceva: "Ma guardati sei proprio strano, sei troppo giallo, sarai malato?". E il fiore dal lungo stelo si sentiva sempre più solo, sempre più triste, e mentre cresceva la sua testa si chinava in basso, per la vergogna di essere diverso.
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