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-Mamma,posso vedere gli Elfi?
-Certo che puoi vederli,cara, quando vuoi...basta che ti inoltri nei boschi...
-Ma...io ci sono stata nei boschi, e non li ho mai visti!
-E allora ascoltami...entra nei boschi con la fantasia, e non dimenticarti il rispetto...Cancella dal tuo cuore la cattiveria, l'arroganza e la supponenza...e non solo potrai vederli, ma anche ascoltarli!
              
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Il leggendario Zlatorog (o Auricorno)

zlatorog_auricornoLe Alpi slovene sono da sempre luoghi alquanto remoti e impervi. Fin dall’antichità l'alone di mistero che le circonda ha prodotto una vasta tradizione mitologica ed ha fatto nascere numerosi racconti di favolosi tesori nascosti sulle loro vette. Tra le leggende locali quella dell’Auricorno o Zlatorog, il camoscio bianco dalle corna d’oro, è la più importante. La leggenda, diffusamente conosciuta in Slovenia (in particolar modo nella regione della Carinzia Slovena), come anche nella Carinzia Austriaca e nell'Italiana Friuli-Venezia Giulia, si è mantenu­ta viva nella tradizione orale fino ad un’epoca relativamente recente; nella seconda metá dell’Ottocento, essa venne rac­colta da Karel Dežman (1821―1899), che la pubblicó sulla Laibacher Zeitung di Lubiana nel feb­braio del 1868. Si narra di un bianco camoscio dai corni d'oro, lo Zlatorog (zlati rog letteralmente significa, "Corna d'oro"), che all'alba dei tempi viveva in un giardino posto sulle alte balze del monte Triglav, nelle Alpi Giulie.

Gli Jólasveinar islandesi

jólasveinar_YuleLadsGli Jólasveinar o Yule Lads (“I ragazzi/gli amici del Natale”; sing. jólasveinn, composto di jól = “Natale” e veinn = “amico”, “ragazzo”) sono dei personaggi fantastici del folklore natalizio islandese. Si tratta di 13 fratelli (secondo altre versioni, 9), figli di Grýla e Leppalúði, due troll giganti che vivevano sui monti vicini al lago Mývatn, nei pressi di Ludentsborgi, e che avevano la triste fama di mangiare i bambini che si comportavano male durante l'anno. A differenza dei loro sanguinari genitori, gli Jólasveinar avevano abitudini più tranquille, passando il loro tempo principalmente a organizzare scherzi a scapito degli abitanti del villaggio e rubando il loro cibo, ogni volta che potevano.

Nomi e comportamenti degli Jólasveinar

jólasveinar_YuleLadsGli Islandesi amano dire che da loro ci sono ben 13 Babbo Natale perché la loro tradizione di doni a Natale è basata su 13 folletti, chiamati Jólasveinar. Si tratta di 13 creature (ma il numero non è sempre stato questo) simili a dei folletti o a dei piccoli orchi e vestiti con abiti da contadini, che, a partire dal 12 dicembre (vigilia di Santa Lucia) e fino al 24 dicembre, scendono uno alla volta (il primo è Stekkjastaur, l’ultimo è Kertasníkir) dalle montagne in paese, per combinare scherzi alla popolazione e per poi ripartire – sempre ad uno ad uno –, tra il 25 dicembre (Natale) e il 6 gennaio (Epifania). Ciascuno di questi folletti ha un suo nome, legato di solito al tipo di attività o di cibo che predilige. Analizziamo dunque nomi e caratteristiche degli Jólasveinar.

La Leggenda di Aretusa

Alfeo_e_Aretusa"Sicanio praetenta sinu iacet insula contra Plemyrium undosum; nomen dixere priores Ortygiam. Alpheum fama est huc Elidis amnem occultas egisse vias subter mare, qui nunc ore, Arethusa, tuo Siculis confunditur undis" (trad. "Di fronte al golfo Sicanio giace, stesa davanti, un’isola contro l’ondoso Plemurio; gli antichi diedero il nome di Ortigia. E’ fama che Alfeo, fiume dell’Elide, avesse qui rese occulte le vie sotto il mare, egli ora, Aretusa, sulla tua bocca si unisce alle onde sicule") - (Eneide,Libro 3, vv. 692-718, Virgilio). La sorgente Aretusa (foto) sgorga a qualche metro dal mare, nell’isola di Ortigia a Siracusa. Essa forma un piccolo laghetto semicircolare pieno di pesci, dove il verde trionfa e cresce rigogliosa la pianta del papiro. Una numerosa colonia di anatre ha ormai da tempo stabilito la sua dimora in queste limpide acque, tanto che per tradizione locale viene chiamata anche “a funtana re papiri" (la fontana delle papere). E’ famoso a Siracusa il passeggiare, specie al tramonto, lungo la Fonte Aretusa e vedere il sole scendere all’orizzonte dietro i Monti Iblei.

Easter Bunny - Il Coniglio Pasquale

easter bunnyOggi parleremo di una leggenda riguardante....Un Elfo! - direte voi...E invece no. La leggenda che voglio esporvi riguarda infatti un coniglio...il celebre "Easter Bunny"! L'origine di questo simbolo pasquale è da ricercarsi nei riti pre-cristiani sulla fertilità che vedevano nel coniglio e nella lepre, in quanto animali molto fertili, i simboli del rinnovamento della vita, che coincideva con l’inizio della stagione primaverile. Nei paesi anglosassoni l’antica divinità pagana generalmente collegata a vari aspetti del rinnovarsi della vita, quali la primavera e la fertilità, era Eostre. Dal nome della dea si fa risalire anche il termine usato per definire l'equinozio di Primavera, chiamato dai popoli celti prima "Eostur-Monath" e successivamente "Ostara", e il termine "Oster", cioè pasqua in tedesco, come anche l'anglosassone "Easter", che indica sia la pasqua che la primavera.

La Leggenda della Mimosa

mimosaEsistono diverse leggende su questo bellissimo fiore. Questa è una delle più note. C'era una volta, in un paese lontano ed in un tempo remoto, un popolo forte e coraggioso la cui caratteristica peculiare era il colore dei capelli. Esso, a differenza di quello degli abitanti delle altre isole vicine, era del colore del sole. Specialmente le donne, forti e bellissime, erano orgogliose di quelle nuvole d’oro che pettinavano per lungo tempo durante il giorno, inventando elaborate acconciature con trecce e nastri. Le donne, come già detto, erano bellissime, e molto ambite..Tanto che un giorno Mhim, figlia del capo villaggio, venne rapita dai membri di una tribu' nemica, insieme ad altre ragazze, mentre gli uomini del villaggio erano in mare per la pesca. Il fitto dedalo di scogli dell'arcipelago e l'ostilità dei luoghi, fornivano ai rapitori un nascondiglio perfetto.

Pandafeche

pandafecheGià nell’antica Roma, ed in seguito anche nel Medioevo, si parlava dei demoni "Incubi" (o Inui) e della loro capacità di tormentare le notti degli umani con tanto di furto di respiro a bambini ed anziani. In effetti ‘Incubo’ deriva dal latino ‘incubare’, cioè ‘giacere sopra’: i romani credevano nell’esistenza degli incubi, personificazioni di sogni angosciosi che ritenevano provocati da un vero e proprio contatto, anche sessuale, con un essere demoniaco. Girando in lungo e in largo per il nostro paese scopriamo che queste “entità” sono ben conosciute; cambiano nome, cambiano aspetto, ma il loro modo di operare rimane lo stesso. Come esempio possiamo citare la Pandafeche, figura molto diffusa nella tradizione culturale abruzzese.

Il Cappellano delle Fate

Il reverendo Robert Kirk (1644-1692) era un pastore presbiteriano scozzese, noto soprattutto per la sua opera di divulgazione della credenza nelle fate. Nel suo trattato intitolato "Regno Segreto", pubblicato solo nell’Ottocento dal celebre romanziere scozzese Walter Scott con il nome "Il regno segreto degli Elfi, dei Fauni e delle Fate", il reverendo si mostrava fermamente convinto che le creature ivi descritte (elfi, fauni e soprattutto fate) non fossero affatto, come riteneva l’opinione comune, esseri immaginari e fantastici, bensì creature realmente esistenti, che convivevano in forme organizzate insieme agli esseri umani sulla terra e che di tanto in tanto entravano in contatto con alcuni di loro, trasportandoli nella terra delle fate, "fairyland" appunto.

Il Major Oak

major_oakIl Major Oak è una grande quercia che si trova presso il villaggio di Edwinstowe, nel cuore della Foresta di Sherwood, in Inghilterra. Essa è giustamente famosa, sia per le dimensioni che per le associazioni mitologiche con Robin Hood. La quercia ha tra gli 800 e i 1.000 anni e, dall'epoca vittoriana, le sue membra massicce sono state in parte sostenute da un elaborato sistema di ponteggi. Il peso della pianta è stato stimato in 23 tonnellate ed ha una circonferenza di 10 metri! Nel febbraio del 1998 la locale compagnia degli "Amici del Major Oak" ha iniziato a coltivare dei cloni del famoso albero, portando le bacche derivate dalla quercia nelle più famose città del mondo. Nel giugno del 2002 il Concilio delle Piante ha designato il Major Oak come uno dei

Il Fiore di S. Giovanni

Fern flower by KardisArtIl giorno del Solstizio d'Estate (tra il 21 e il 22 giugno) era considerato sacro nelle tradizioni precristiane ed ancora oggi viene celebrato dalla religiosità popolare con una festa che cade qualche giorno dopo il solstizio, il 24 giugno, quando nel calendario liturgico della Chiesa latina si ricorda la natività di San Giovanni Battista. E nella festa di San Giovanni convergono i riti indoeuropei e celtici esaltanti i poteri della luce e del fuoco, delle acque e della terra feconda di erbe, di messi e di fiori. Tutte le leggende si basano su di un evento che accade nel cielo: il 24 giugno il sole, che ha appena superato il punto del solstizio, comincia a decrescere, sia pure impercettibilmente, sull'orizzonte.

Il Castagno dei Cento Cavalli

castagno_cento_cavalli"Un pedi di castagna/tantu grossu/ca ccu li rami/so’ forma un paracqua/sutta di cui si riparò/di l’acqua,/di fùrmini, e saitti/la riggina Giuvanna ccu centu cavaleri,/quannu ppi visitari Mungibebbu/vinni surprisa di lu timpurali./D’allura si chiamò/st’arvulu situatu/ ‘ntra ‘na valli/lu gran castagnu/d’i centu cavalli." (Giuseppe Borrello). A S. Alfio, bellissimo paesino sulle pendici dell’Etna che prende il nome da uno dei tre santi fratelli martirizzati nel III secolo d.C. sotto l’imperatore Decio, si trova un gigantesco castagno chiamato il Castagno dei cento cavalli (vedi foto).

La nascita degli Elfi

elfiUn giorno il buon Dio, travestito da viandante, bussò alla porta di una piccola casa e chiese ospitalità. Venne accolto da una famiglia numerosa ma così povera da non avere di che vestire i figli. Padre e madre si vergognavano di ciò e presentarono allo straniero solo la metà dei loro bambini. Dio li trovò amabili e chiese alla madre se ne avesse altri oltre a quelli. La donna rispose di no. Naturalmente il buon Dio sapeva benissimo che aveva altri figli e domandò ancora: "Mia buona donna, mi hai davvero presentato tutti i tuoi figli?"

La leggenda dei Sempreverdi

faunoSi avvicinava l'inverno e faceva molto freddo. Un uccellino, che aveva un'ala spezzata, non sapeva dove trovare rifugio. "Forse gli alberi di quella foresta mi ripareranno durante l'inverno con le loro foglie", pensò il poverino. E a piccoli salti e brevi voli si portò faticosamente fino all'inizio del bosco. Il primo albero che incontrò fu una betulla dal manto d'argento.
- Graziosa betulla, - implorò l'uccellino - vuoi lasciarmi vivere tra le tue fronde fino all'arrivo della buona stagione?

La Bandiera fatata dei MacLeod

castello di DunveganIl vecchio castello di Dunvegan, nell’isola di Skye, è bagnato su tre lati da un mare freddo e grigio. Per centinaia di anni è stato la dimora dei Capitani del Clan MacLeod e del loro bene più prezioso: una striscia di seta color giallo pallido, la Bandiera Fatata, che appartiene al Clan dalla lontana notte in cui nacque un piccolo capitano dei MacLeod. Quella notte tutta l’isola era pervasa dalla più grande gioia e sulle colline vennero accesi cosi'tanti falò che gli abitanti delle isole vicine credettero che l’isola si fosse incendiata!

Leggende sul Gufo

gufo sapiente«Ho la stessa età dell'antica quercia le cui radici si estendono apertamente laggiù nel muschio; molte razze sono passate prima di me, e ancora sono il gufo solitario di Srona» (versi tratti dalla raccolta "Gaelic Bards from 1411 to 1715" di Maclean Sinclair). L’idea che un gufo abbia molti secoli di età non la troviamo solo in Scozia ma è comune a molte culture. Nei racconti di Re Artù, infatti, troviamo scritto che Gwrhyr parla al gufo dicendogli: «Siamo i messaggeri di Re Artù. Siamo venuti da te perché sappiamo che non c’è nessuno più anziano». La realtà, invece, è ben diversa.

La leggenda dell'ortica

orticaEra un bel giorno d'estate. Milly e Sally stavano riposando al sole. Milly, una bimba di sei anni, si allungo' pigramente sull'erba. "Mi stavo domandando...perche' le ortiche pungono?" disse alla sorella più grande di due anni, che non seppe trovare nessuna risposta. "Andiamo a chiederlo a papà", disse Sally. Il loro papà stava seminando le patate in mezzo al campo. "Ciao, piccole - disse - cosa state facendo?". "Niente di speciale - disse Sally - vorremmo sapere perche' le ortiche pungono". "Beh,non lo so per certo, - disse il papa' - ma una volta mi hanno raccontato una bella storia. Volete sentirla?", chiese. Le due bimbe si guardarono negli occhi e dissero di si' con entusiasmo.

La Mandragola

mandragolaLa mandragora, o mandragola, è una pianta appartenente alla famiglia delle solanacee, in pratica una parente stretta delle nostre patate. Diffusa in tutto il bacino mediterraneo dove cresce spontaneamente, la mandragora è stata oggetto di un gran numero di leggende e storie circa i suoi tanto decantati poteri magici. La fama della mandragora è legata soprattutto alla sua forma molto singolare: le sue radici, infatti, assumono spesso delle forme che ricordano un piccolo corpo umano. Nonostante questa sua forma, le radici della mandragora sono narcotiche e velenose ed hanno un odore nauseabondo che provoca allucinazioni, nausea e vertigini.

Il Pescatore e la Sirenetta

sirenaUn pescatore era andato a pescare sul lago con la sua rete a strascico in una notte di luna piena. Sentì la sua rete divenire pesante e riuscì a tirarla su solo con difficoltà. Quando la luna sbucò dalle nuvole vide che aveva catturato una sirenetta! A guardarla sembrava una creatura gentile e di meravigliosa bellezza. Aveva udito dai vecchi del villaggio che queste sirenette di lago venivano su dalle loro fresche case sottomarine una volta ogni cento anni, per ammirare la luna e per crescere.

Lo Strano Fiore

girasoleIn un tempo lontano, in una bella distesa di grano, nacque un nuovo fiore. Era diverso da tutti gli altri, e le spighe, con il loro dolce ondeggiare, cullate dal vento, lo guardavano con diffidenza.
"Un estraneo tra noi", dicevano, "che sciagura, rovinerà lo splendido panorama che solo noi riusciamo a creare!". A volte lo prendevano in giro, la spiga Gina diceva: "Ma guardati sei proprio strano, sei troppo giallo, sarai malato?". E il fiore dal lungo stelo si sentiva sempre più solo, sempre più triste, e mentre cresceva la sua testa si chinava in basso, per la vergogna di essere diverso.